venerdì 28 novembre 2025

CINQUE SECONDI (film) di Paolo Virzì, Italia 2025

 Il tipico soggetto burbero di una certa cinematografia minore italiana in queso film si è isolato dal mondo e vive fra immondizia e sgocciolii dal soffitto in una sorta di volontario eremitaggio, nel pieno di una Maremma da cartolina illustrata. E' l'ex scuderia di una villa andata in rovina. L'eremita (Valerio Mastandrea) non firma le raccomandate per non trovarsi vis à vis col postino; non vuole lì nemmeno l'idraulico quando la caldaia si guasta. Figuriamoci quando a pochi metri da casa gli compare un gruppetto di giovanotti con l'intenzione di riattare un vecchio vigneto andato in malora! Lui ne combina di ogni, chiama perfino la polizia per farli sgomberare. D'altra parte la sua è una storia terribile: ha perso la figlia disabile, o meglio l'ha quasi (anzi senza quasi) lasciata morire apposta nelle acque di un lago laziale, e per questo sta subendo un processo, al quale peraltro è assai poco interessato.

Una scombinata ma affezionata Giuliana (Valeria Bruni Tedeschi) lo esorta a difendersi in tribunale dalle accuse di una ex moglie assai somigliante a Crudelia Demon, ma lui è riluttante.

Ma intanto fa amicizia con i giovanotti, che lavorano alacremente tra i filari. Trattasi di neo-figli di neo-fiori, un tipo di giovani esistente solo nella fantasia dei vecchi: tutto in comune, forse anche il sesso, ruoli sociali a farsi benedire, rifiuto delle convenzioni, amore per la zolla, poveri ma belli... non mi vengono in mente altri stereotipi, ma ce ne sarebbe bisogno. Però la capetta non è una qualsiasi, anzi è la "contessina" Guelfi-non-so-cosa, mica robuccia. La sua famiglia era la proprietaria di villa, parco e vigneti, ma è caduta in rovina, e una cattivissima agente immobiliare prepara l'asta e fa visitare la villa agli interessati. Nemmeno gli altri sono proprio da buttare. Non sono mica extracomunitari in cerca di alloggio, figuriamoci. Sono tutti laureati, chi in medicina, chi in agraria, chi non ricordo più in che cosa. Ma tutti hanno scelto i campi, e hanno occupato la villa in rovina, quasi un esproprio proletario, stavolta però per motivi ecologici. Là dentro, quando non lavorano, cantano e ballano attorno al camino acceso. Perché sanno anche suonare, e non solo la chitarra: anche il violino! Gente in gamba, anche se parecchio ingenua...

La contessina è incinta e all'eremita si risveglia l'istinto paterno. Ma pensa, non ce lo saremmo aspettato, uno sviluppo così originale. Arriva uno squadrone di celerini con tanto di cellulari (i furgoni, non i telefoni), e portano tutti in gattabuia, probabilmente proprio a seguito della denuncia dell'eremita, prima che si convertisse. Ma l'ormai ex eremita ritira fuori la tesserina da avvocato, che aveva appeso al chiodo, e li tira fuori dai guai, diventando l'eroe dei giovanotti.

Mentre il processo al Mastandrea per omicidio colposo aggravato va avanti, si giunge alla stagione della vendemmia e al compimento del tempo per il parto. I giovanotti si danno alla pigiatura dei grappoli, ovviamente con i piedi, se no che Maremma sarebbe. E l'ex eremita si mette nel tino a pigiare anche lui. Una scena a dir poco penosa. Bisognerebbe chiedere ai veri agricoltori maremmani, ai gestori di vere aziende agricole, che cosa provano a vedere la loro professione messa in ridicolo in quel modo.

Risparmio ai lettori il finale, sia processuale che di maternità, ma si può immaginare. Per poco non me lo risparmiavo anche io andandomene dalla sala!

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